Nel cuore della tradizione panificatoria partenopea si cela un tesoro gastronomico che racconta secoli di storia e passione: il pane cafone napoletano. Questo pane rustico, caratterizzato da una crosta spessa e dorata e da una mollica alta e soffice, rappresenta l’essenza della panificazione artigianale campana. Preparato con lievito madre, questo pane richiede pazienza e dedizione, ma il risultato finale ripaga ogni sforzo con un prodotto dal sapore autentico e dalla consistenza inconfondibile. La denominazione “cafone” non deve trarre in inganno: deriva dal termine dialettale che indicava i contadini, coloro che consumavano questo pane sostanzioso durante le lunghe giornate di lavoro nei campi. Oggi riscoprire questa ricetta significa abbracciare una filosofia di panificazione lenta, rispettosa dei tempi naturali di lievitazione, capace di regalare profumi e sapori che le produzioni industriali non possono replicare. Preparare il pane cafone in casa con lievito madre significa entrare in contatto con una tradizione millenaria, trasformando ingredienti semplici in un capolavoro di arte bianca.
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Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. Preparazione del lievito madre
Verificate che il vostro lievito madre sia stato rinfrescato almeno 4 ore prima dell’utilizzo e che sia al massimo della sua forza lievitante. Dovrebbe essere raddoppiato di volume e presentare un profumo leggermente acidulo ma gradevole. Questo passaggio è fondamentale per garantire una lievitazione ottimale e una mollica perfettamente alveolata. Se il lievito madre appare debole o poco attivo, procedete con un ulteriore rinfresco e attendete che raggiunga la maturazione ideale.
2. Impasto base
In una ciotola capiente o nella planetaria, unite le due farine setacciate: la tipo 0 conferirà morbidezza mentre la semola rimacinata donerà struttura e quel caratteristico colore dorato. Aggiungete l’acqua tiepida (circa 25-28°C) poco alla volta, mescolando con un cucchiaio di legno o con il gancio della planetaria a velocità bassa. Incorporate il lievito madre spezzettato e continuate a impastare per circa 5 minuti, fino a quando gli ingredienti si saranno amalgamati in un composto omogeneo ma ancora appiccicoso.
3. Aggiunta del sale e sviluppo del glutine
Dopo i primi 5 minuti di impasto, aggiungete il sale sciolto in poca acqua e l’olio extravergine di oliva. Il sale va inserito in questa fase per non interferire con l’azione del lievito madre. Continuate a impastare per altri 10-15 minuti: l’impasto deve diventare liscio, elastico e leggermente lucido. Se lavorate a mano, utilizzate la tecnica delle pieghe (ripiegare l’impasto su se stesso ripetutamente) per sviluppare la maglia glutinica. L’impasto è pronto quando, tirandone un lembo, si forma una sottile membrana traslucida senza rompersi.
4. Prima lievitazione
Trasferite l’impasto in una ciotola leggermente unta d’olio, coprite con pellicola trasparente o uno strofinaccio umido e lasciate lievitare a temperatura ambiente (22-24°C) per circa 4-6 ore. L’impasto dovrebbe raddoppiare di volume. Durante questo periodo, potete effettuare una o due serie di pieghe di rinforzo (ripiegare l’impasto sui quattro lati verso il centro) per dare maggiore struttura al pane. Questa fase è cruciale: la lievitazione lenta con lievito madre sviluppa aromi complessi e migliora la digeribilità del prodotto finale.
5. Formatura del pane
Rovesciate delicatamente l’impasto su un piano di lavoro leggermente infarinato. Senza sgonfiarlo eccessivamente, formate una palla tonda o una forma ovale allungata, tipica del pane cafone. La tecnica consiste nel ripiegare i bordi esterni verso il centro, creando tensione superficiale. Capovolgete il pane con la chiusura verso il basso e, con le mani a coppa, fate ruotare l’impasto sul piano per ottenere una superficie liscia e tesa. Questa tensione superficiale è essenziale per ottenere una bella crosta spessa durante la cottura.
6. Seconda lievitazione
Adagiate il pane formato su una teglia rivestita di carta da forno o in un banneton (cestino di vimini per la lievitazione) ben infarinato. Coprite nuovamente e lasciate lievitare per altre 2-3 ore a temperatura ambiente. Il pane è pronto per la cottura quando, premendo delicatamente con un dito, l’impronta rimane visibile ma torna lentamente in posizione. Se l’impronta scompare immediatamente, necessita ancora di lievitazione; se non torna affatto, il pane potrebbe essere sovralievitato.
7. Preparazione alla cottura
Circa 45 minuti prima della cottura, preriscaldate il forno alla temperatura massima (250-280°C) con la pietra refrattaria all’interno, se ne disponete. Posizionate anche una teglia vuota sul fondo del forno: servirà per creare vapore. Quando il pane è pronto, praticate dei tagli decisi sulla superficie con una lama affilata: potete realizzare un taglio centrale longitudinale o più tagli trasversali. Questi tagli, chiamati scarificazioni, permettono al pane di espandersi correttamente durante la cottura e conferiscono l’aspetto rustico caratteristico.
8. Cottura con vapore
Trasferite rapidamente il pane nel forno caldo, sulla pietra refrattaria o su una teglia rovente. Immediatamente, versate un bicchiere d’acqua nella teglia sul fondo per creare vapore, che favorirà lo sviluppo di una crosta spessa e croccante. Abbassate la temperatura a 220°C e cuocete per 15 minuti. Successivamente, riducete ulteriormente a 200°C e proseguite la cottura per altri 35-40 minuti. Il pane è cotto quando la crosta risulta dorata e croccante e, battendo sul fondo, emette un suono vuoto.
9. Raffreddamento
Sfornate il pane cafone e trasferitelo immediatamente su una griglia per dolci, permettendo all’aria di circolare uniformemente. Resistete alla tentazione di tagliarlo subito: il pane continua a cuocere internamente e la mollica ha bisogno di almeno un’ora per stabilizzarsi completamente. Durante il raffreddamento, sentirete il caratteristico canto del pane, piccoli scricchiolii della crosta che si assesta. Solo dopo il completo raffreddamento potrete apprezzare appieno la mollica alta, soffice e alveolata che caratterizza questo straordinario pane napoletano.
Il trucco dello chef
Per ottenere una crosta particolarmente spessa e croccante, potete prolungare la cottura finale di 5-10 minuti a forno spento con lo sportello socchiuso. Conservate il pane cafone avvolto in un canovaccio di cotone a temperatura ambiente: manterrà la sua fragranza per 3-4 giorni. Se il vostro lievito madre è particolarmente acido, potete ridurne leggermente la quantità e aumentare proporzionalmente la farina e l’acqua, oppure effettuare due rinfreschi ravvicinati prima dell’utilizzo per addolcirne il sapore.
Abbinamenti enogastronomici per il pane cafone
Il pane cafone napoletano si presta magnificamente come accompagnamento a numerose preparazioni della cucina campana e mediterranea. La sua mollica consistente e il sapore leggermente acidulo lo rendono ideale per accompagnare salumi stagionati, formaggi a pasta dura come il caciocavallo podolico, o per essere gustato semplicemente con olio extravergine di oliva e pomodori freschi. Per un abbinamento enologico tradizionale, scegliete un Falanghina del Sannio, vino bianco campano dal carattere fresco e minerale, oppure un Aglianico del Taburno se accompagnate il pane con preparazioni di carne. La struttura robusta di questo pane regge perfettamente anche zuppe e minestre rustiche, assorbendo i liquidi senza sfaldarsi.
Informazione in più
Il pane cafone rappresenta una delle espressioni più autentiche della panificazione tradizionale napoletana e campana. La sua origine risale a quando i contadini (cafoni in dialetto napoletano, termine privo di connotazione negativa ma semplicemente descrittivo della classe sociale) necessitavano di un pane sostanzioso, capace di mantenersi fragrante per diversi giorni e di fornire l’energia necessaria per affrontare le fatiche quotidiane. La caratteristica crosta spessa non era solo una conseguenza della cottura in forni a legna, ma una vera e propria protezione che permetteva una conservazione prolungata. La mollica alta deriva dall’utilizzo del lievito madre e dalle lunghe lievitazioni, tecniche che conferiscono al pane una struttura alveolata e una digeribilità superiore rispetto ai prodotti con lievito di birra. Ogni famiglia contadina custodiva gelosamente il proprio lievito madre, tramandandolo di generazione in generazione come un prezioso patrimonio. Oggi questo pane conosce una nuova giovinezza grazie alla riscoperta dei metodi di panificazione tradizionali e all’attenzione crescente verso prodotti genuini e artigianali.



